Blog

Il mito della Difesa Personale

Esiste una convinzione diffusa: le Arti Marziali e la Difesa Personale siano sostanzialmente la stessa cosa. O almeno molto simili.

Non è così.

C’è chi pensa che togliersi il kimono e insegnare un compendio di tecniche marziali sia sufficiente per fare Difesa Personale. Capisco il ragionamento — l’ho fatto anche io, all’inizio. Ma dopo anni di pratica e riflessione sono arrivato a una conclusione precisa: tra le due discipline le differenze superano di gran lunga le somiglianze.

Ecco perché.


1. Il fine

Le Arti Marziali mirano a rafforzare l’individuo. Accompagnano il praticante alla scoperta di sé stesso, alla maturità, alla responsabilità sociale. L’allenamento in solitaria approfondisce la conoscenza di sé; quello con un compagno insegna a relazionarsi, a essere riconoscenti, ad aiutare. Non si cresce mai quanto ci si cresce confrontandosi con un’altra persona.

La Difesa Personale ha un solo fine: acquisire le competenze necessarie per sopravvivere in caso di pericolo reale.

Punto.


2. L’estetica

Un’Arte Marziale è legata a un preciso canone estetico. Gli stili si differenziano spesso proprio su base estetica, ed è parte di ciò che li rende unici.

La Difesa Personale punta esclusivamente all’efficacia. Se una tecnica è brutta da vedere ma funziona in una situazione reale, va bene. Se è bella ma non funziona, non va bene.


3. Rituali e valori

Le Arti Marziali hanno rituali propri — l’inchino ne è l’esempio più semplice. Il cerimoniale è un accordo sulle regole, sull’impegno, sulla correttezza reciproca.

La Difesa Personale è l’esatto opposto: se la scorrettezza aumenta la probabilità di sopravvivenza, la scorrettezza è la scelta giusta.


4. La complessità tecnica

Le Arti Marziali includono sequenze complesse, spettacolari, che richiedono coordinazione e precisione. Questo ha un senso preciso: allenare capacità specifiche.

La Difesa Personale si basa su semplicità ed economia. La tecnica deve essere efficace, risparmiare energie e portare al risultato nel minor tempo possibile.


5. Il realismo

Come conseguenza diretta del punto precedente: le Arti Marziali non cercano il realismo, spesso se ne allontanano deliberatamente.

La Difesa Personale è costruita sul realismo. Deve funzionare nel contesto reale in cui vive la persona — tenendo conto anche del sistema giuridico vigente e delle condizioni in cui la difesa personale è legalmente prevista.


6. Inclusività vs esclusività

Le Arti Marziali sono inclusive. Chiunque può iniziare il percorso, adattare le tecniche alle proprie possibilità, migliorare sé stesso. È uno dei concetti che trovo più belli in assoluto.

La Difesa Personale è esclusiva. So che sto dicendo qualcosa contrario al mio stesso tornaconto economico, ma lo dico lo stesso: non tutti hanno la possibilità di imparare a difendersi davvero.

Imparare a difendersi è prima di tutto una questione psicologica.

Quando la preda intercetta lo sguardo fisso del predatore e capisce di essere stata selezionata, riceve uno shock emotivo prima ancora che fisico. Quella fase contribuisce a determinare l’esito dello scontro. Per operare efficacemente in quel momento, la persona deve aver forgiato un mindset orientato alla sopravvivenza: pronta in prima battuta a scappare, e qualora non sia possibile, pronta a infliggere più danni di quanti ne subirà.

Perché pensare di uscire illesi da uno scontro reale è puro pensiero speranzoso. Quando si ha di fronte un soggetto determinato a fare del male — armato, con l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che pompa adrenalina, noradrenalina e cortisolo come un idrante, magari anche sotto l’effetto di stupefacenti — non è per niente semplice. Se non è da solo, la situazione può andare a sud molto velocemente.

Forgiare un mindset del genere è faticoso, impegnativo e doloroso. Richiede di guardarsi dentro, di spingersi fino al proprio limite fisico ed emotivo, e di imparare a operare proprio lì.

Quanti sono disposti a farlo? Quanti sono disposti a tornare a casa tre volte a settimana con lividi e dolori? Quanti sono disposti a spingersi davvero fino al proprio limite?

Sono domande retoriche.

Se sei vittima di violenza chiama il 1522 o il 112.

Jacopo


Indice

altro dal blog