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Ago 22

Liberalizzare le armi da fuoco rende più sicuri?

La detenzione regolamentata di armi da fuoco in casa ci rende più sicuri? Tenere una pistola in casa aumenta o diminuisce il pericolo che corriamo? Siamo sicuri che la liberalizzazione delle armi da fuoco in Italia porti un aumento della sicurezza e del benessere?

Il tema della liberalizzazione delle armi da fuoco in Italia è molto discusso in questi ultimi anni ed è per rispondere a domande come queste che gli psicologi sociali hanno condotto diverse ricerche nel corso degli anni. Per evitare di rispondere emotivamente, vediamo cosa dicono le ricerche di psicologia sociale condotte mettendo a confronto i paesi in cui le armi da fuoco sono liberalizzate con quelle in cui non lo sono.

Lo psicologo ricercatore Leonard Berkowitz ha constatato come negli Stati Uniti, paese in cui sono registrate circa 200 milioni di armi da fuoco possedute da privati, la metà degli omicidi fosse commessa mediante armi da fuoco e che la loro presenza in casa fosse la causa più probabile dei decessi per i membri della stessa, rispetto a furti e infrazioni. Tradotto: è più probabile venir ucciso dall’arma da fuoco domestica che da una estranea.

Come sostiene Berkowitz “le armi da fuoco non solo permettono violenza, ma sono anche in grado di stimolarla. L’indice preme il grilletto ma anche il grilletto può stimolare l’indice.

Che cosa intende Berkowitz con questa frase? E’ presto detto: i paesi in cui le armi da fuoco sono proibite presentano anche una percentuale di omicidi più bassa. Se paragoniamo la popolazione della Gran Bretagna con quella degli Stati Uniti, la prima è 1/4 della seconda. Eppure il tasso di omicidi in Gran Bretagna è pari ad 1/16 di quello degli Stati Uniti.

E’ interessante notare come quando a Washington DC venne introdotta una legge che limitava il possesso di armi da fuoco, il numero di omicidi e suicidi con armi da fuoco calò del 25% circa senza che si verificasse un cambiamento di modalità di omicidi/suicidi mentre nell’area adiacente che non era interessata dal provvedimento non si registrò alcun cambiamento.

Ricerche ulteriori sono state condotte per comprendere i rischi presenti in abitazioni in cui fossero presenti armi da fuoco. E’ giusto premettere che bisogna tenere conto del fatto che tali abitazioni possano presentare condizioni diverse sotto molti aspetti. Per questo motivo è più corretto parlare di correlazione piuttosto che di causalità.

Uno studio del Center for Disease Control ha confrontato possessori e non possessori di armi da fuoco dello stesso genere, età, razza e zona di residenza. Il dato emerso riportato da Kellermann mette in luce come i possessori di armi da fuoco avessero una probabilità di due volte e mezza di venir uccisi, quasi sempre da un membro della famiglia o da un conoscente. Uno studio di Taubes, invece, ha messo in luce come il rischio di suicidio in possessori di armi da fuoco fosse di 5 volte superiore rispetto al rischio presente in case prive di armi da fuoco. Uno studio condotto da Wiebe su tutto il territorio americano ha messo in luce un legame leggermente più debole ma comunque degno di essere preso in considerazione: paragonati con altri soggetti dello stesso genere, età e razza, coloro che detenevano armi da fuoco nel proprio domicilio risultavano per il 41% potenziali vittime di omicidio e la probabilità di suicidio era di quasi 4 volte maggiore.

Quali fattori che entrano in gioco?

L’uso di armi da fuoco aumenta la distanza psicologica percepita fra aggressore e vittima. Maggiore la distanza psicologica, maggiore la facilità a comportamenti di crudeltà, come già ben dimostrato dalle ricerche di Milgram sull’obbedienza condotte negli anni 60. Premere un grilletto a distanza richiede meno contatto fisico fra aggressore e vittima rispetto a utilizzare un coltello, fattore che influisce in positivo nella comparsa di comportamenti di aggressività: detto in parole povere, meno contatto (fisico, visivo ed uditivo) fra aggressore e vittima e più facile il ricorso alla violenza.

Se da un lato il possesso di armi da fuoco può aumentare la sensazione percepita di sicurezza verso un nemico proveniente dall’esterno (outgroup), le ricerche dimostrano come aumenti al contempo la possibilità di danno ricevuta da un membro interno (ingroup).

Se vedum prest,

Jacopo

Bibliografia

  • “Psicologia sociale” di Myers, Twenge, Marta e Pozzi, edizioni Mc Graw Hill, 2017;

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