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Ago 18

Comprendere le emozioni: il disprezzo

Secondo la teoria categoriale, che divide le emozioni in grosse famiglie, il disprezzo si colloca fra le emozioni di base (assieme a felicità, tristezza, sorpresa, paura, rabbia e disgusto) ed è universalmente sperimentata. Le emozioni si compongono di una componente biologica comune a tutti gli esseri umani a cui si affianca una componente culturale: ciò significa che ciascun essere umano esprimerà le emozioni allo stesso modo anche se la causa potrà variare da cultura a cultura e da individuo ad individuo.

Il disprezzo si esprime con una configurazione del volto molto semplice da riconoscere:

  • contrazione unilaterale (spesso nel lato sinistro del volto) del muscolo Zygomatico Maggiore (AU12), che innalzando l’angolo della bocca, produce un mezzo sorriso;
  • contrazione del muscolo Buccinatore (AU14) che produce le classiche fossette ai lati della bocca;
  • nella forma prototipica, assenza di attività nella fronte e degli occhi;
  • mento alzato che espone la gola e produce lo sguardo dall’alto in basso.

Il disprezzo quindi si riconosce facilmente per un sorriso unilaterale e verbalmente è spesso accompagnato da sarcasmo e commenti volti a sminuire (o distruggere nei casi di alta intensità) l’identità e l’autostima dell’altro.

La parola “disprezzo” è composta dal prefisso “dis” che indica una mancanza e “prezzo” che indica il valore. Il disprezzo è quindi l’emozione che si sperimenta quando si prova mancanza di apprezzamento verso qualcuno, quando ci si sente moralmente superiori a qualcun altro. Presupponendo un paragone sociale, una valutazione di valori che pone quelli dell’altro ad un livello nettamente inferiore rispetto ai propri, comunica potere e status.

Il disprezzo è l’ultima emozione di base a comparire, in quanto il bambino ha bisogno sia di sviluppare le capacità cognitive necessarie ad effettuare il paragone, sia di interiorizzare i valori propri della cultura di appartenenza (in primis quelli della famiglia e via via allargandosi successivamente ai gruppi sociali più grandi): questo lo rende un’emozione prettamente umana.

Il disprezzo probabilmente si evolve da un’altra emozione di base, il disgusto, mantenendo però un elemento di differenza: si prova disgusto verso una percezione dei cinque sensi (anche ricordata), si prova disprezzo verso un valore.

Come nota Miller, il disprezzo non è legato alla posizione sociale ricoperta: chi è superiore proverà disprezzo verso i subordinati ed allo stesso tempo i subordinati proveranno disprezzo verso chi è superiore.

Quali sono gli effetti del disprezzo in chi lo subisce? Come riporta Ekman, il disprezzo comporta alcuni effetti nelle mogli che percepiscono il disprezzo del proprio marito:

  1. si sono sentite sommerse dai problemi;
  2. hanno ritenuto che i propri problemi fossero irrisolvibili;
  3. hanno ritenuto che i propri problemi coniugali fossero gravi;
  4. si sono ammalate spesso nel corso dei quattro anni successivi la ricerca.

La comparsa del disprezzo all’interno di una relazione è quindi un segnale molto forte che la relazione manifesta dei problemi: è venuto a mancare l’equilibrio che all’interno della coppia ripartisce il potere in modo paritario. Se un partner si sente superiore all’altro, tenderà ad esercitare potere e status.

Un’aspetto interessante del disprezzo riguarda il fatto che può essere un’emozione piacevole da sperimentare: il sentirsi moralmente superiori ad un altro essere umano infatti può produrre felicità ed orgoglio, dando vita ad un’emozione composta.

Se vedum prest,

Jacopo

Bibliografia

  • “Psicologia generale” di Paolo Cherubini, Raffaello Cortina Editore, 2012;
  • “Facial Action Coding System Manual on CDRom” di P. Ekman, W. Friesen, J. C. Hager, 2002;
  • “Emotions Revealed: understanding faces and feelings” di P. Ekman, W&N, 2004;
  • “Unmasking the face” di P. Ekman, Malor Books, 2003;
  • “Intelligenza Emotiva” di D. Goleman, Rizzoli, 2011.

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