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Ago 04

Comprendere le emozioni: la rabbia

Secondo la teoria categoriale, che divide le emozioni in grosse famiglie (assieme a felicità, tristezza, sorpresa, paura, disprezzo e disgusto), la rabbia si colloca fra le emozioni di base ed è universalmente sperimentata. Le emozioni si compongono di una componente biologica comune a tutti gli esseri umani a cui si affianca una componente culturale: ciò significa che ciascun essere umano esprimerà le emozioni allo stesso modo anche se la causa potrà variare da cultura a cultura e da individuo ad individuo.

La rabbia si esprime con una configurazione del volto molto semplice da riconoscere:

  • gli angoli interni delle sopracciglia vengono avvicinati ed abbassati, producendo rughe oblique sopra la radice del naso;
  • le palpebre superiori tendono ad alzarsi ed a rivelare più sclera (la parte bianca dell’occhio);
  • la palpebra inferiore viene tesa;
  • la pupilla è contratta, diventando così più piccola;
  • in espressioni ad altra intensità le guance possono contrarsi e sollevarsi;
  • possono comparire rughe oblique ai lati del naso;
  • le narici si dilatano per aumentare l’ossigenazione;
  • le labbra possono rimpicciolirsi, tendersi fino a scomparire mentre sono compresse l’una contro l’altra (nel caso in cui il soggetto stia trattenendo l’emozione);
  • oppure in espressioni ad alta intensità la bocca può essere spalancata, rivelando i denti;
  • la pelle assume un colore rossastro per effetto della vasodilatazione.

 

 

Come conseguenza della costrizione della pupilla, aumenta la profondità di campo (un po’ come quando su una macchina fotografica si chiude il diaframma): questo estende l’area di campo a fuoco, aiutando così a tracciare il bersaglio. Per effetto del cocktail chimico che viene pompato nel sangue, si perde momentaneamente la visione periferica, sperimentando quella che viene chiamata “visione a tunnel” mentre allo stesso tempo aumenta la soglia percepita del dolore.

La rabbia è collegata all’impulso di conservazione ed appare quando si percepisce un’ostacolo che blocca o un’ingiustizia.

Secondo Ekman, la rabbia è l’emozione più vicina alla violenza. Espressione della reazione limbica di combattimento, un soggetto che sta facendo esperienza della rabbia ha capacità razionali limitate (fino a nulle!), per il fatto che la neocorteccia (la sede del pensiero razionale) viene momentaneamente esclusa dal complesso limbico (l’area del cervello deputata alla sopravvivenza, alle emozioni ed alla memoria) e le informazioni passano dalle regioni talamiche direttamente all’amigdala (circuito subcorticale o via rapida). Goleman si riferisce a questo processo come “sequestro emozionale“.

Quando si è preda di forte rabbia non si è quindi in grado di ragionare logicamente ma semplicemente di reagire agli stimoli ambientali (guidati dal solo fine di distruggere), il corpo è carico di energia e si sente meno dolore. Tentare di ragionare con una persona arrabbiata non è quindi semplicemente tempo prezioso perso, ma costituisce un pericolo: utilizza quel tempo e quelle energie per metterti al sicuro!

Se vedum prest,

Jacopo

Bibliografia

  • “Psicologia generale” di Paolo Cherubini, Raffaello Cortina Editore, 2012;
  • “Facial Action Coding System Manual on CDRom” di P. Ekman, W. Friesen, J. C. Hager, 2002;
  • “Emotions Revealed: understanding faces and feelings” di P. Ekman, W&N, 2004;
  • “Unmasking the face” di P. Ekman, Malor Books, 2003;
  • “Intelligenza Emotiva” di D. Goleman, Rizzoli, 2011.

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