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Mar 27

Perchè ho scelto il partner sbagliato?

Questa è fra le domande che mi sento rivolgere più spesso e che crea un enorme senso di colpa nella donna, andando a minare ancora di più un’autostima già duramente messa alla prova. La domanda è tutt’altro che banale: più la donna si riteneva in grado di saper valutare le persone prima, tanto più l’effetto è devastante dopo, che può sfociare in una generalizzazione negativa del tipo “non sarò più in grado di fidarmi di nessuno“.

Chi dovesse pensare che la risposta risieda in fattori come una bassa estrazione sociale, mancanza di istruzione o poca intelligenza si sbaglierebbe: nella mia esperienza si tratta generalmente di donne intelligenti, colte, realizzate nel proprio lavoro, abituate a prendere decisioni quotidianamente, con una buona autostima. E questo amplifica il problema: se sono abituata a prendere decisioni importanti, a sapere valutare pro e contro, come posso aver commesso un errore così grosso nel valutare e scegliere il partner di cui innamorarmi e fare progetti di vita?

Una possibile risposta a tutto questo può venirci in aiuto familiarizzando con il concetto di euristica. Detto in parole semplici, l’euristica è una scorciatoia che il cervello imbocca quando deve prendere una decisione. Attenzione: è qualcosa che facciamo tutti quotidianamente nei campi più diversi. Se da un lato il processo euristico permette di risparmiare risorse e tempo, spesso permettendo di decidere quando si hanno a disposizione pochi dati, dall’altro non garantisce di arrivare ad un risultato certo: in parole semplici risparmi tempo ma puoi sbagliare. Ci sono diversi tipi di euristica, oggi a noi interessa focalizzarci su quella chiamata euristica della rappresentatività.

Te la spiego così: immagina di dover scegliere tre possibili candidati alle prossime elezioni così caratterizzati:

  1. il primo è coinvolto in giochi di potere con lobbies corrotte, segue l’astrologia, ha due amanti, fuma e beve fino a dieci martini al giorno;
  2. il secondo è stato rimosso dal suo incarico già due volte, soggetto a depressione, dorme generalmente fino a mezzogiorno. Bene quasi una bottiglia di whisky al giorno e fumava oppio;
  3. il terzo è un patriota pluridecorato, segue una dieta vegana, non fuma, beve sporadicamente una birra ed è riservato riguardo la propria vita sessuale.

Diciamocelo: chi non sceglierebbe il terzo! Bene, pensa che il primo profilo appartiene a Roosevelt, il secondo a Churchill ed il terzo a Hitler. Un po’ diverso ora, non è vero?

In questi casi si prende una decisione sulla base dell’effetto tipicità, vale a dire che si confrontano le informazioni a disposizione con delle categorie mentali: il terzo candidato tende a rispondere allo stereotipo della brava persona, attenta alla propria salute e questo ci rassicura. Ma gli attributi su cui si è fondato il processo di decisione non sono diagnostici (un parolone tecnico per dire che non sono rilevanti) per la decisione che bisogna prendere, vale a dire la capacità di guidare un paese. Lo dimostra la storia: si può seguire l’astrologia, essere alcolisti, dormire fino a tardi ed al tempo stesso essere ottimi statisti in tempi di crisi. Esattamente come essere attenti all’alimentazione ed al tempo stesso entrare nella storia come stereotipo del male assoluto.

Torniamo alla domanda che ha aperto questo articolo: un partner può essere istruito, avere un’ottima posizione lavorativa, godere della stima dei colleghi e magari di istituzioni, professarsi credente e frequentare la comunità locale, parlare diverse lingue ed essere violento. I primi attributi purtroppo non sono diagnostici con l’essere violento, non lo escludono.

A questo si aggiungono inoltre altri fattori come il bias di conferma, vale a dire la tendenza a prestare attenzione solo alle informazioni che confermano le nostre ipotesi. Mi limito solamente ad accennarlo ora per non caricare troppo il discorso.

Quali sono allora attributi diagnostici? A che cosa prestare attenzione? Ad esempio il non rispettare le decisioni dell’altra persona ed il voler esercitare potere e controllo sulla vita della partner. Come puoi notare questi due esempi non escludono quelli non diagnostici citati più sopra: posso essere laureato, parlare tre lingue, guadagnare bene ogni mese e pretendere che tu non esca la sera, voler controllare le tue finanze o farti scenate se solo parli con un altro uomo.

Proprio per questo motivo sarebbe interessante soffermarsi a chiedersi quali siano i criteri con cui si valutano le persone prima di incontrare la violenza: molto probabilmente si scoprirebbe di utilizzare un processo euristico di rappresentatività basato su attributi non diagnostici: guardiamo dove non dobbiamo e non guardiamo dove dovremmo.

Il miglior modo per non essere vittima di violenza è la conoscenza: leggi, documentati, informati.

Fonti:

  • “Psicologia generale” a cura di Paolo Cherubini – Raffaello Cortina Editore;
  • “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman – Mondadori;
  • “Trappole mentali” di Matteo Motterlini – best BUR.

Se pensi di essere vittima di stalking o di violenza ed hai bisogno di aiuto puoi:

  • rivolgerti ad un Centro Anti Violenza, dove riceverai aiuto gratuitamente;
  • rivolgerti alle Forze dell’Ordine;
  • telefonare al numero gratuito 1522, attivo 24h, gratuito e specifico per la violenza sulle donne;
  • telefonare al numero unico delle emergenze 112.

Se vedum prest,

Jacopo

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