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Giu 28

Il modo in cui cammini determina la facilità di venir attaccato

Come sosteneva Paul Watzlawick, “non si può non comunicare“, intendendo che in ogni momento trasmettiamo un messaggio. Persino rimanere immobili ed in silenzio veicola un messaggio ben preciso.

Molte volte, tuttavia, capita che questa operazione avvenga a livello inconscio, vale a dire senza che tu te ne accorga. Quando questo si verifica nella vita di tutti i giorni, nella maggior parte dei casi può produrre delle semplici incomprensioni o dei giudizi sugli altri poco precisi.

Ci sono tuttavia delle situazioni i cui risvolti possono essere molto seri.

Oggi sappiamo come la maggior parte dei crimini sia commessa da una piccola percentuale di popolazione e come alcune persone in particolare sembrano venir selezionate come prede ripetutamente. Negli anni ottanta due psicologi statunitensi, Betty Grayson e Morris Stein, hanno cominciato a condurre delle ricerche a riguardo con lo scopo di individuare i fattori responsabili. Per perseguire il loro scopo, hanno prima filmato persone che camminavano per le strade di New York e successivamente hanno mostrato le riprese a 53 detenuti per crimini violenti contro sconosciuti,  chiedendo loro di indicare quanto ogni persona fosse facile da attaccare.

Emerse che le donne e le persone anziane fossero considerate bersagli favoriti rispetto agli uomini ed ai giovani. Ma la distinzione tuttavia non si rivelò così netta, perchè anche nel gruppo dei giovani, considerato nella media più difficile da attaccare, alcuni esponenti ricevettero i punteggi più alti di attaccabilità.

I filmati vennero quindi mostrati a ballerini professionisti, i quali impiegarono un sistema chiamato analisi dei movimenti Laban (LMA), impiegato per descrivere e registrare i movimenti umani. I risultati attribuirono alle persone selezionate come prede più facili la caratteristica di muoversi con movimenti meno coordinati, anche se ad un livello quasi impercettibile.

Se da un lato questa ricerca portò a nuove rivelazioni, dall’altro i risultati non potevano essere considerati esaustivi, in quanto erano presenti fattori che influenzavano il processo decisionale, come ad esempio l’abbigliamento.

Negli anni 2000, Università di Canterbury in Nuova Zelanda, ha condotto nuove ricerche utilizzando una tecnica molto simile al motion capture impiegato dall’industria cinematografica: questa volta i volontari sono stati filmati vestendo una tuta nera su cui sono attaccati dei sensori. Il risultato è di avere una registrazione pura dei soli movimenti umani, togliendo tutti quei fattori, come l’abbigliamento, che in qualche modo posso interferire.

Il primo dato interessante che è emerso è che dal solo modo di camminare siamo in grado di capire il sesso e l’umore della persona. A ben pensarci non c’è da stupirsi, in quanto ti sarà capitato almeno una volta nella tua vita di riconoscere da lontano una persona cara. E’ importante perchè dimostra come alcune persone siano più solite essere selezionate come prede, solamente tramite il loro modo di muoversi.

A questo punto un gruppo di volontari venne ripreso una seconda volta dopo aver frequentato un corso di difesa personale e ne emerse che nulla era cambiato nel modo di muoversi.

Un secondo gruppo di volontari fu invece istruito su come muoversi, facendo molta attenzione sia alla sincronia che all’energia dei movimenti. Questa volta i risultati furono molto diversi.

Se da un lato la ricerca non fornisce indicazioni sul corso di difesa personale, sui suoi contenuti e sul modo di fare lezione, il risultato della ricerca è tuttavia molto importante. Dimostra infatti che:

  • come si diceva in apertura, comunichi in ogni momento senza nemmeno accorgertene;
  • i messaggi che invii posso essere impiegati contro di te (come dicono nei film polizieschi);
  • puoi prenderne coscienza e cambiare la tua comunicazione, in questo caso il modo di camminare.

Di tutti e tre, personalmente ritengo l’ultimo punto il più importante, perchè:

  1. ancora una volta, dimostra come l’abilità di sopravvivere non sia innata, ma una capacità che si può acquisire (al pari del guidare una macchina, di scrivere a penna o di cucinare);
  2. è importante sapersi difendere ma non basta. E’ altrettanto importante comprendere i propri punti di vulnerabilità ed eliminarli, perchè questo ti restituisce il potere di evitare attivamente di ritrovarti nella situazione.

Mi capita spesso di citare una pubblicità di quando ero piccolo: prevenire è meglio che curare (se come me hai sentito il suono di una mela addentata, il marketer ha fatto un buon lavoro). E’ più facile e sicuro gestire una situazione PRIMA che sia degenerata, PRIMA che tu sia stata selezionata come preda, piuttosto che fare i conti per come uscire.

Fammi sapere cosa ne pensi!

Se vedum prest,

Jacopo

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