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Mag 05

9 consigli più 2 per capire se stai perdendo tempo imparando a difenderti

Se stai pensando di iscriverti ad un corso di difesa personale, probabilmente ti starai chiedendo quale sia il migliore.

Per chi non è pratico, dover scegliere un corso di difesa personale può rivelarsi una scelta complicata, che può portare a perdere tempo, soldi ed a generare un falso senso di sicurezza.

Oggigiorno praticamente ogni palestra offre all’interno della rosa dei propri corsi anche quello di difesa personale, a volte specifico per donne, altre volte più generico. Il termine “difesa personale” comprende una vastità di realtà spesso e facilmente totalmente all’opposto l’una con l’altra, tanto che risulta assurdo affiancarli all’interno della stessa categoria: da chi ha girato mezzo mondo per formarsi coi migliori esperti internazionali a chi insegna a disarmare le alabarde spaziali con la pancia.

Essendoci passato anche io ed in alcuni casi essendomi imbattuto in fregature, ti propongo alcuni criteri che si basano sulla mia esperienza (e per tanto non sono il Vangelo!), per valutare se il corso che hai intenzione di frequentare (o che frequenti) sia di qualità ed evitare così perdita di tempo e denaro (e di sicurezza…).

  1. L’allenamento parte dallo studio e dalla comprensione delle dinamiche che generano violenza
    Può sembrare banale, ed invece spesso non lo è: per sapere come comportarmi in una situazione, devo conoscere come si crea e si sviluppa quella situazione.
    Se voglio imparare a proteggermi dai borseggi, un esempio su tutti, non basta imparare a dare due calci e fare una leva: devo imparare prima di tutto come si genera una situazione di borseggio. Cosa pensa il borseggiatore? Cosa cerca il borseggiatore? Quali sono gli elementi che lo fanno propendere per quella persona piuttosto che quell’altra?
    Per avere un quadro generale il più dettagliato e affidabile possibile, va da se che il corso non sia solamente fisico, ma che comprenda elementi di psicologia, sociologia, criminologia e via dicendo. In altre parole abbia un approccio multidisciplinare.
    Il che ci porta al punto successivo.
  2. Alleni come evitare il conflitto
    Ricordi la pubblicità che diceva “prevenire è meglio che curare”? Ecco. Un dentifricio ci insegna un principio molto intelligente che si applica necessariamente anche alla propria sicurezza. Una grossa fetta dell’allenamento deve essere dedicata a riconoscere i segnali di pericolo ed ad allenare ad evitare la situazione: non basta dire “tutte le volte che puoi evita”. Devi  anche allenarti fisicamente, facendo prove su prove, fino a quando sei effettivamente in grado di farlo istintivamente.
    Tieni sempre a mente che la realtà è molto diversa da come rappresentata sul grande schermo, in cui i cattivi sono così educati da attaccare uno per volta rispettando il proprio turno ed andando giù al primo colpo. Nel mondo reale non puoi mai sapere chi ti ritrovi di fronte: da per scontato che sia armato, con amici, sotto l’effetto di stupefacenti ed insensibile al dolore. Per le strade di Milano ci sono in giro ex militari dell’est, persone addestrate che sono effettivamente state in guerra. Quanto pensi possano competere due ore settimanali di tuo allenamento contro anni di esperienza in prima linea? Evita.
  3. Non ti illudi di essere invincibile
    Come recita un vecchio adagio: “anche le scimmie cadono dagli alberi“. Nessun allenamento rende invincibili. Nessuno. Nemmeno le forze più speciali al mondo hanno la ricetta perfetta. Si può lavorare per diminuire la probabilità ai minimi ma la “giornata no” capita a chiunque, a prescindere dal proprio livello di preparazione. Puoi aver simulato quella situazione 99 volte in palestra e la 100 in strada capita qualcosa di imprevisto: scivoli, sei distratto, colpisci male, l’altra persona è più forte di te. Può capitare di tutto. Un allenamento valido non illude di essere invincibili ma ti mette nelle condizioni di essere il più preparata e adattabile possibile.
  4. Non ti alleni a difenderti
    Se ti dico che la nazionale di calcio ha giocato l’intera partita in difesa, in quale metacampo ti immagini i giocatori? In quella della squadra avversaria o tutti gli 11 giocatori sulla propria linea di porta?
    Da linguista le parole per me hanno un enorme peso, per questo motivo al posto di utilizzare il termine “difesa personale” preferisco espressioni come “aumentare la propria protezione” o  “coltivare la propria sicurezza“. Il termine “difesa” ti pone nelle condizioni di rispondere ad un’azione che qualcuno compie: lui fa questo, io rispondo così. Lui fa quest’altra cosa, io rispondo in quest’altro modo. La realtà è che se agisci partendo da questo presupposto, utilizzi una strategia che è fallimentare alla nascita. Quante guerre sono state vinte in difesa? Nessuna.
    Le guerre si vincono attaccando. E attaccare vuol dire comportarsi proattivamente, tenendo sempre l’iniziativa ed agendo per primi: occhi aperti ed orecchie tese.
  5. Impari tecniche semplici, grosso motorie, che funzionano facilmente sotto stress
    A causa della reazione adrenalinica da stress, il tuo corpo perde la capacità di compiere gesti e movimenti di precisione (chiamati fino-motori), come infilare la chiave nella serratura o comporre un numero di telefono.
    Molte tecniche delle arti marziali si basano su gesti di precisione, come colpire quel dato punto del corpo utilizzando della specifica parte del corpo. Da insegnante di Karate trovo molto interessante studiare questi argomenti, che costituiscono un bagaglio culturale profondo. Ma quando si parla di sopravvivenza, trovo non solo una grossa perdita di tempo ma anche pericoloso allenare una persona che vuole imparare a proteggersi con questo genere di tecniche. Semplicemente perchè in caso di necessità NON sarà in grado di utilizzarle ed il tempo necessario affinchè entrino nella sua memoria muscolare e diventi così inconsciamente competente è decisamente troppo lungo. E’ importante sapere che l’adrenalina aumenta invece la capacità di compiete gesti grosso-motori, come raccogliere una pietra da terra e cominciare a colpire. Dato che il corpo umano in una situazione di pericolo si comporterà in questo modo, basare un allenamento su tecniche grosso-motorie permette alla persona di migliorare e potenziare dei gesti che compirà naturalmente, velocizzando i tempi di apprendimento ed aumentando così le chance di sopravvivenza.
    E dato che siamo in argomento tecniche, aggiungo: parti da quello che ti viene meglio istintivamente e potenzialo: in questo modo sarai in grado di utilizzare praticamente a fine lezione quanto hai studiato. Non sei tu ad adattarti al programma tecnico, sono le tecniche che si adattano a te.
  6. Ti alleni con un compagno non cooperante
    Sopratutto nelle arti marziali, la metodologia di apprendimento prevede un lavoro a coppie predeterminato: l’azione è limitata ad un numero esiguo di possibilità conosciute da entrambi. Se da un lato questo genere di lavoro trova significato per apprendere una specifica tecnica o sequenza, perchè il compagno di allenamento crea l’occasione di studio specifico, è sempre opportuno tenere a mente che nella realtà il predatore non sarà cooperativo e farà di tutto per sopraffare la preda. Allenarsi tramite scenari predeterminati fossilizza l’abilità di improvvisazione e di adattamento, elemento basilare per sopravvivere. Per questo motivo è necessario impostare buona parte dell’allenamento con un compagno che sia libero di comportarsi a piacimento e che non faciliti la buona riuscita dell’esercizio, ma all’opposto faccia di tutto per mettere la persona in difficoltà. E’ creando la difficoltà che si aiuta la persona, perchè la si mette nelle condizioni di uscire dalla zona di comfort e di trovare delle soluzioni.
  7. Ti alleni in stato
    Si definisce “stato” la condizione emotiva interna di una persona. Quando stai passando una divertente serata con amici hai uno stato molto diverso da quello che potresti provare se la tua vita fosse in pericolo. E’ importante comprendere questa differenza e ricreare uno stato il più simile possibile a quello provato in una situazione reale. Questo ti permette di imparare ad accedere alle risorse interne necessarie a superare quella specifica situazione: accesso allo stato => tecnica. Ancorare un determinato stato ed accedervi a piacimento è una competenza facilmente acquisibile da chiunque.
  8. Ti alleni nell’abbigliamento usuale
    Tuta e scarpe da ginnastica sono sicuramente degli abiti molto comodi che permettono una buona mobilità. Ma se per motivi di lavoro indossi abitualmente tailleur e scarpe coi tacchi, hai la stessa mobilità? Un buon allenamento prevede di ricreare le condizioni più vicine possibili alla tua quotidianità. Quindi allenati per come ti vesti ogni giorno: scarpe, abito e borsa.
  9. Impari cosa prevede la legge
    L’ordinamento italiano prevede delle condizioni precise entro le quali l’impiego della forza diventa legittimo. Se non le conosci possono presentarsi conseguenze molto spiacevoli. Stai studiando il sistema militare impiegato dalle forze speciali? Perfetto: sei e rimani un civile. Soggetto a regole di ingaggio civili, non militari.
    Mi è capitato di partecipare a seminari aperti a tutti dove venivano insegnate sequenze che terminavano con leve alle cervicali: il problema è che eravamo tutti civili e non assaltatori che dovevano eliminare in silenzio una sentinella nemica. Devi conoscere i confini entro cui utilizzare quanto hai imparato in allenamento, altrimenti passare da legittima difesa ad omicidio può essere un attimo.
  10. Ti alleni in scenari che prevedono anche la violenza domestica
    L’ambiente in cui la donna incorre più facilmente nella violenza rimane ancora quello domestico: la violenza domestica è la prima causa di violenza sulla donna in Italia nel 2017. Partner o ex, familiari, amici di lunga data hanno più probabilità di rivelarsi predatori rispetto agli sconosciuti. Evitare di trattare questo argomento non è politicamente corretto verso i partner attuali. E’ mortalmente pericoloso nei tuoi confronti.
  11. Il tuo insegnante ammette serenamente di non avere tutte le risposte
    Forse molto di più che lo stile, spetta all’insegnante la fetta più grossa di responsabilità riguardo alla qualità dell’insegnamento. E’ l’insegnante a fare il corso, non lo stile. E da insegnante, per quanto sia importante continuare ad aggiornarsi, non è possibile essere preparati su tutto al 100%: non siamo delle enciclopedie viventi e può esserci sempre il caso di una domanda di cui non si conosce risposta.
    Personalmente ho sempre apprezzato l’umiltà di chi ammetteva tranquillamente di non conoscere la risposta, andava a casa, faceva ricerche e la lezione successiva rispondeva, piuttosto che  buttar lì qualcosa di palesemente improvvisato. Mi è anche capitato il caso in cui un insegnante riconoscesse di non essere ferrato su uno specifico argomento, consigliandomi un altro professionista più competente. Sono sempre tornato da questo genere di persone, perchè ci vuole umiltà, professionalità e sicurezza in se stessi per consigliarti di andare da un’altra persona.

Ricorda: così come ti alleni, farai.

Se vedum prest,

Jacopo

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