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Gen 26

Video: brutta esperienza in ascensore

Alzi la mano chi almeno una volta nella sua vita non si è trovato a dover trascorrere secondi così interminabili da sembrare un’eternità nella cabina di un ascensore in compagnia di sconosciuti e di una gran dose di disagio. Con le possibilità di manovra ridotte ed i tempi di attesa obbligati che costringono spesso a stare a stretto contatto con persone estranee, gli ascensori costituiscono sicuramente un ambiente in cui fare attenzione.

Il video che ti propongo oggi, trovato sul web, è stato preso da una telecamera di sorveglianza posta all’interno della cabina e ci mostra una piccola disavventura capitata ad una donna. Analizziamolo assieme per capire quali lezioni utili si possano imparare da esso.

Ecco il video:

Analizziamolo assieme:

  1. La donna entra in ascensore assieme ad un’altra persona. Mancano segnali di conoscenza da cui si può presumere che siano completamente estranei o al massimo che si conoscano di vista.
  2. La donna è intenta ad utilizzare il proprio smartphone, un’abitudine che ormai tutti abbiamo acquisito e che presenta come effetto collaterale quello di far perdere l’attenzione dall’ambiente circostante. Tieni presente che il cervello tende a focalizzare completamente tutta l’attenzione sul compito che sta svolgendo (fenomeno denominato “task fixation”).
  3. La donna si posiziona rivolta verso la porta, senza probabilmente rendersi conto che ciò la lascia completamente scoperta alle spalle. Una posizione tatticamente migliore è quella di posizionarsi vicino alla porta, rivolta verso l’altra persona e con la schiena contro la cabin: in questo modo si è vicino all’uscita, si tiene facilmente sotto controllo l’altra persona, avendo le spalle coperte. Con un minimo di attenzione in più, meglio tenersi vicino alla pulsantiera, con il bottone di emergenza a portata di mano.
  4. Al secondo 37, l’aggressore lancia un primo sguardo alla donna, segnale che viene totalmente perso da lei, in quanto sempre focalizzata sullo smartphone.
  5. Con lo sguardo tenuto sulla donna, l’aggressore si gira, rivolgendosi verso di lei. La donna perde questo secondo segnale. Nota come l’uomo inclina leggermente la testa alla sua sinistra per verificare il “lato b” della donna.
  6. Al secondo 31 l’uomo si sposta prendendo posizione dietro la donna: invadere quella che in prossemica è definita “zona intima” è un enorme segnale di pericolo. Nota come la donna si sposti di sorpresa al trovarsi la testa dell’uomo sulla sua spalla. Questo accade perchè il concentrarsi sullo smartphone produce un leggero stato ipnotico: la donna viene riportata bruscamente alla realtà, come se avesse dormito e dovesse capire cosa stia succedendo. L’aggressore ha tastato il terreno per capire con chi ha a che fare, processo che si chiama “intervista“.
  7. L’unica reazione della donna è quella di spostarsi per riprendere la sua attività con lo smartphone: è in fase di negazione. Qui sarebbe stato necessario intervenire a parole con decisione per ristabilire la distanza e far capire all’altra persona che siamo attenti e presenti. La posizione della donna tuttavia è speculare rispetto a quella precedente: ancora una volta lascia spazio di manovra dietro di se.
  8. Al secondo 19 finalmente la donna ripone lo smartphone nella borsa ed alza lo sguardo. Nota come l’aggressore si muova con disinvoltura e nonchalance.
  9. Al secondo 23 l’aggressore attua un contatto fisico con la donna, mettendole la mano destra sulla spalla destra: è un segnale di pericolo molto grande, che toglie qualsiasi dubbio sulle intenzionalità di lui. Per la seconda volta in una manciata di secondi, l’uomo ha la possibilità di arrivare talmente vicino alla donna da poterla toccare. La donna di riflesso si gira alla sua destra, ma non è il lato da cui può provenire il pericolo: l’aggressore infatti avrebbe potuto facilmente adoperare la propria mano sinistra per colpirla o immobilizzarla, facendo partire l’attacco da un lato per lei totalmente cieco. E se avesse avuto un coltello nella sua mano sinistra?
  10. Finalmente la donna attua una risposta, scostando la mano dell’aggressore con decisione.
  11. Colpisce l’aggressore con precisione, mettendo in sequenza uno slap (sberlone) con due colpi bassi: è sicuramente allenata ed ha fiducia nelle proprie capacità. Due fattori molto importanti e decisivi.
  12. Lo slap coglie di sorpresa l’aggressore che ha probabilmente sottovalutato la donna e ha come effetto quello di stordirlo. Questo apre le porta per il calcio al sesso e la successiva ginocchiata. Solo tre tecniche e semplici sono più che sufficienti.
  13. La donna prima di uscire controlla un’ultima volta il suo aggressore che oramai non costituisce più una minaccia.

Quale lezione si può imparare da questo video?

  1. Le cose possono andar male in pochi secondi, dove meno te lo aspetti. Come nel poco spazio che separa un piano dall’altro.
  2. E’ la preda che seleziona il proprio predatore, lanciando segnali per lo più inconsci, che comunicano distrazione ed insicurezza.
  3. L’aggressore studia e valuta la propria preda prima di colpirla: succede nella maggior parte dei casi, anche per diversi minuti.
  4. Conoscere i segnali di pericolo e mantenere l’attenzione sull’ambiente circostante è fondamentale per coglierli e prevenire il pericolo. Ricorda: “prevenire è meglio che curare“.
  5. Azioni come giocare o parlare al telefono, leggere il giornale, ascoltare musica o essere assorti nei propri pensieri fanno perdere l’attenzione all’ambiente circostante: ricordati di farlo in un ambiente sicuro.
  6. Muoviti tatticamente per avere lo spazio dietro di te il più coperto possibile e quello davanti a te sotto controllo.
  7. Ignorare una situazione pericolosa non solo è inutile ma anche molto controproducente: più aspetti ad intervenire e più sarà difficile. Al contrario, prima intervieni e meglio è.
  8. Se la situazione lo richiede e devi impiegare la forza fisica, attacca per prima, ripetutamente, fino a quando hai la possibilità di scappare o in alternativa, fino a quando la minaccia è neutralizzata.
  9. Rimani sul semplice: gli sberloni alla Bud Spencer sono molto efficaci perchè sfruttano un angolo cieco.
  10. Più che la tecnica, coltivare il giusto atteggiamento mentale di fiducia in te stessa e nelle tue capacità costituisce il vero elemento di differenza.
  11. La donna, nonostante alcune imperfezioni iniziali, è stata brava a reagire ed a rovesciare la situazione a suo vantaggio. Oltre a ciò, bisogna considerare che è stata fortunata: l’aggressore non era armato e particolarmente deciso.

E tu cosa ne pensi?

Se vedum prest!

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